L’approccio Cognitivo-Comportamentale

Secondo questa teoria, le rappresentazioni mentali del paziente (credenze, pensieri automatici, schemi mentali) possono spiegare i diversi tipi di disagio psicologico e il loro perdurare nel tempo.
Gli autori che fanno riferimento ad essa sottolineano la complessa relazione esistente tra emozioni, pensieri e comportamenti.
L’idea di base è quella che i disturbi emotivi e del comportamento siano principalmente il risultato di credenze disfunzionali e di schemi di pensiero disadattivo che si mantengono nel tempo.
Infatti, nonostante la sofferenza che essi gli provocano, il paziente non riesce a modificarli a causa di determinati meccanismi di mantenimento che rendono l’operazione difficile.
Secondo questo punto di vista non sarebbero quindi gli eventi esterni, bensì le strutture e costruzioni cognitive dell’individuo, a dare origine e a mantenere i problemi di tipo psicologico, emotivo e comportamentale.
L’approccio seguito dalla Psicologa Dott.ssa Rossi a Genova è quello psicodinamico/psicoanalitico.
Gli obiettivi della terapia Cognitivo-Comportamentale

Gli obiettivi della terapia, una volta definiti, sono condivisi nel modo più chiaro possibile con il paziente; successivamente, nel corso del tempo, vengono monitorati e valutati i cambiamenti sintomatologici – anche attraverso l’utilizzo di test e questionari.
Dunque, psicoterapeuta e paziente collaborano inizialmente per comprendere in quale modi i pensieri, i comportamenti e le emozioni entrano in gioco nelle situazioni di malessere, e successivamente per modificare ciò che di maladattivo e disfunzionale rende più difficoltoso e meno efficace l’adattamento dell’individuo alla realtà.
Il paziente viene stimolato a produrre pensieri e modalità creative, alternative a quelli che è da sempre abituato a utilizzare; a sperimentare comportamenti differenti dai soliti; a praticare tecniche finalizzate alla regolazione delle emozioni.
Gli esercizi vanno praticati anche durante la settimana, nell’intervallo tra una seduta e l’altra, come in una sorta di “compito a casa”.
Le origini dell’approccio cognitivo-comportamentale

Comportamenti e cognizioni appaiono qui estremamente correlati.
La terapia comprende pertanto tecniche più propriamente definite comportamentali e altre che hanno maggiormente a che vedere col versante cognitivo.
Le tecniche comportamentali

Tra le modalità terapeutiche utilizzate si può ricordare il controcondizionamento, che si basa sull’estinzione di una risposta a un determinato stimolo per mezzo di un nuovo condizionamento che associa lo stimolo a una risposta incompatibile alla precedente.
In particolare, con la desensibilizzazione sistematica – utilizzata in particolare per i disturbi fobici – si chiede al paziente, in cui è stato indotto uno stato di rilassamento muscolare, di immaginare una serie di situazioni che gli provocano ansia, così che il rilassamento possa inibirla; le scene vengono proposte in ordine crescente di intensità, in modo da poter tornare a quella precedente nel caso in cui subentri l’ansia. L’acquisita capacità di tollerare l’immagine stressante dovrebbe poi contribuire a ridurre l’ansia anche nella vita reale.
Le tecniche cognitive

- la tecnica di ristrutturazione razionale-sistematica, che dopo aver identificato il ruolo delle convinzioni irrazionali, si propone di modificarle;
- la tecnica del problem solving, il cui fine è quello di incentivare lo sviluppo di strategie generali che aiutino ad affrontare situazioni problematiche con nuove modalità, dotate di maggiore efficacia;
- le tecniche di modificazione immaginativa, attraverso cui i pazienti vengono “addestrati” ad abbandonare le fantasie ansiogene sostituendole con altre più piacevoli.
